Michele Stilo

 

 


Nel nostro tempo il punto massimo dell’esistenza, nella nostra modernità, sembra consistere, per molti, nel mostrarsi giovanili e attraenti. Nella nostra società moderna domina il culto dell’apparire e dell’effimero, soprattutto, nelle nuove generazioni si perde il senso profondo dei valori.

La notte del 19 Aprile, nella propria abitazione, è morto per arresto cardiaco Michele Stilo, lasciando il mondo terreno, pur rimanendo fedele sino all’ultimo al suo modo di concepire la vita, attraverso una sua personalissima visione di pensiero controcorrente. Il regista Stilo con coraggio e coerenza di pensiero, ha sempre polemizzato contro i mercanti del potere politico locale. La sua pungente e singolare ironia, l’ha manifestata, molto spesso, sino all’ultimo, con i suoi articoli pubblicati sul mensile” La Città”. Le sue battaglie culturali e civili in difesa della cultura e del teatro, sono state tante e coraggiose, e tutte, con l’esclusivo tentativo di sottrarre la città dal totale imbarbarimento culturale. Il suo impegno, la sua passione per il teatro, per la cultura in genere, di certo non erano legati a fattori di mera utilità personale. La ricchezza Michele Stilo già la possedeva, a piene mani, a miliardi, anche in virtù, del suo patrimonio immobiliare. Il regista, Michele Stilo, sino alla sua dipartita, è stato uno dei pochi pensatori di questa città a vivere con una propria dignità d’animo e di pensiero. L’uomo Stilo, sino all’ultimo istante della sua vita, ha pensato alla morte con il desiderio di incontrarla. Lui è rimasto vicino a tutto ciò che gli era più caro: ai suoi libri, ai suoi ricordi, ai suoi oggetti più cari, al suo studio, e ai suoi familiari. Lui, ha voluto gustare sino all’ultimo i godimenti del tabacco e della sua adorata e odiata solitudine. La sua vita, palpitava nella notte e nel suo mondo ove regnava l’abbandono e la noncuranza con l’alternanza di vita tra il reale e l’irreale. Nel suo mondo s’imponeva la nostalgia del passato e la delusione del presente. Nel suo mondo s’imponeva il rifiuto della vita, col pensiero rivolto già da tempo all’idea della morte. Viveva per lunghe ore di notte, nel suo studio, tra i ricordi e le nostalgie del passato. Forse, la luminosità del giorno, per lui rappresentava il niente il vuoto, l’infelicità. La scomparsa di Michele Stilo, ha creato un vuoto profondo nel mondo culturale di Barcellona che difficilmente sarà colmato. Nella realtà esistente in questa città diciamocelo, in parecchia gente di cultura, manca il coraggio di manifestare apertamente il proprio dissenso e il proprio di sprezzo contro il totale appiattimento che pervade la nostra città. Nel bene e nel male l’uomo Stilo, ha partecipato e contributo con le proprie forze agli eventi culturali del nostro paese. Riuscendo ad offrire alla nostra città, per diversi anni, nel passato, onori e gloria oltre i confini regionali. Tutto questo non va dimenticato, ma va ricordato, soprattutto, alle nuovi generazioni! La sua profonda conoscenza del mondo greco gli ha consentito di rappresentare, con professionalità e bravura i drammi impegnativi come: le Troiane d’Euripide, L’Aiace di Sofocle, e di tante altre tragedie. Nelle sue rappresentazioni teatrali si è avuta la partecipazione di attori nazionali ed anche di un certo valore artistico. Le tragedie da lui dirette sono state realizzate nei teatri mitici della nostra Sicilia, come il teatro greco romano di Tindari, riaperto dopo tanti anni di dimenticanza. Il cittadino Michele Stilo, libero da qualsiasi subordinazione politica. Libero da qualsiasi subordinazione di servilismo culturale e ideologico. Libero dalla cosiddetta cultura dell’apparire per non essere. Libero da qualsivoglia compromesso con la burocrazia amministrativa e religiosa dominante. Libero di volare a proprio compiacimento nel suo piccolo mondo che, probabilmente, ha contribuito fortemente al suo annientamento nell’anima e nel corpo. Ecco che, la sua vita, il suo regno, rappresentavano per lui un orizzonte senza confini. Il suo regno era pesantemente pervaso da tanta amarezza e ostilità. La sua vita era piena d’emozione e di piaceri, ma vuota e stravolta nei valori e negli ideali dai fatti e misfatti quotidiani. Nel silenzio di quella notte, solo ed annoiato, deluso e tormentato, tra i suoi allori e la sua polvere, il suo corpo ha cessato di esistere e la sua anima è volata verso: l’infinito, l’indistinto, l’eterno. L’uomo Michele Stilo, bisogna ammetterlo, è rimasto sino all’ultimo fedele al suo pensiero. Le sue volontà testamentarie ci dovrebbero far pensare e riflettere: “La bara contenente le mie spoglie, dovrà rimanere per tre giorni consecutivi nel mio studio. All’alba del terzo giorno la mia salma va portata al cimitero senza la partecipazione di gente estranea e lì deposta accanto a quella del mio caro amico Bartolo Cattafi”. Di certo la coerenza, e il coraggio, dimostrati sino all’ultimo da Michele Stilo, vanno poste nella memoria di noi tutti barcellonesi, arrivederci…

 Santi Fugazzotto

 

 

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