Aboliamo le Province!

 

 

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Per rimettere in sesto l’economia pubblica locale e risanare il territorio serve un atto di coraggio. Una prova di buona volontà sarebbe quella di abolire gli enti pubblici inutili e costosi, perché le Province servono soprattutto ad avvelenare i pozzi della finanza pubblica, lasciandosi alle spalle spesso un bilancio disastrato.

Lo scenario provinciale è devastante e stravolto, infatti, la prova lampante ed inequivocabile si è riscontrata l’undici dicembre scorso. Molte strade, ancora oggi, sono interrotte ed inaccessibili con lavori che non sono né ultimati neanche iniziati vedasi: il Capo di Milazzo, il lungomare tra Maceo e Spinesante (strada provinciale interrotta da circa “dieci lunghi anni”); per non parlare delle strade provinciali di Gala, San Paolo, Castroreale, ed altri centri collinari della Provincia. Per vedere tutto ciò basta farsi una passeggiata sui luoghi, per rendersi conto che tutta la fascia marina e collinare tirrenica, è degradata con situazioni di pericolo e di disagio per la gente che vive in questi paesi abbandonati nella propria sventura. Milazzo, Barcellona, Terme Vigliatore, Falcone, ed altri comuni, subiscono un danno rilevante ancora oggi, non solo, sotto l’aspetto dell’immagine ma anche e soprattutto sotto il profilo economico. In tale circostanza ambientale il turismo e l’agricoltura che è una fonte preminente di sostegno economico nel nostro territorio, oggi non è supportata degnamente e adeguatamente da chi ci governa a livello provinciale. Da noi si fa soltanto la politica delle parole attraverso i giornali e le televisioni che, molto spesso, per un proprio tornaconto, si rendono compiacenti e genuflessi al potere politico dominante. I fatti concreti e reali rimangono indelebili soltanto sotto gli occhi del cittadino comune. Con le Province si è di fronte ad un sistema che sembra costruito apposta per moltiplicare le esigenze dei nostri burocrati a voler fare soltanto cassa, la prova è che la spesa pubblica provinciale negli ultimi anni ha continuato a crescere per essere sciupata indisturbatamente. Appare indispensabile un’opera di controllo radicale del bosco e del sottobosco della spesa pubblica: che va ridisegnato con la potatura di tutti i rami più o meno secchi. Si è ormai arrivati ad avere un centinaio di province, il che significa un centinaio di Giunte, di Consigli Provinciali, di Prefetture, di Questure e così via, che spende più soldi per funzioni che potrebbero essere tranquillamente assorbite nelle competenze degli enti comunali.

Certo abolire questi organismi, non significa tagliare immediatamente gli oneri riguardanti tutto il personale che potrebbe essere in parte assorbito a carico di comuni o regioni, ma di sicuro significa prosciugare in prospettiva una fonte d’uscite altrimenti destinata, inevitabilmente, a caricare pesi sempre maggiori che saranno posti sul bilancio della pubblica amministrazione. E’ arrivato il momento di farsi sentire dai Presidenti delle Province Regionali Siciliane perché secondo il D.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) al Consiglio Provinciale competono l’indirizzo, il controllo politico ed amministrativo, la programmazione e l’approvazione degli atti d’impegno economico finanziario”. Responsabilità non da poco che per non rimanere sulla carta, dovrebbe concretizzarsi tramite atti pubblici, certificazioni, documenti. Tra questi, assume certamente una valenza strategica di controllo e di verifica “la relazione semestrale” che ogni Presidente di Provincia deve obbligatoriamente presentare al Consiglio per una valutazione della propria gestione. Lo stabilisce tassativamente l’art. 210 del Testo Coordinato delle Leggi Regionali relative all’ordinamento degli enti locali, dal titolo “Attribuzioni del Presidente” (già contenuto nella legge regionale n. 9/1986 art. 34 e nella 26/1993 art. 24). Il Presidente ogni 6 mesi presenta una relazione scritta al Consiglio Provinciale sullo stato d’attuazione degli atti programmatici e sull’attività svolta. Il Consiglio Provinciale entro dieci giorni dalla presentazione della relazione, esprime in seduta pubblica le proprie valutazioni. Contrariamente soprattutto da noi, invece, i Presidenti d’alcune Province importanti, si rifiutano di adempiere a tale obbligo previsto dalla legge sopra citata per garantire al cittadino che, ogni azione intrapresa all’interno dei “palazzi” sia esclusivamente nell’ottica di un interesse collettivo. Ci si rende facilmente conto di quanto qualsiasi ruolo istituzionale sia andato a perdere il proprio significato originario, fuoriuscendo dai sacri binari dettati dal nostro sistema democratico. In quale forma di governo, infatti, chi detiene il potere non deve rendere conto a nessuno delle proprie scelte, nemmeno ai rappresentanti dei cittadini? I politologi chiamano questa circostanza “mancanza di responsabilità”, e la considerano una delle cinque caratteristiche dei regimi autoritari. Mantenere in vita un Consiglio Provinciale che senso ha, se questo non è messo a conoscenza dalle scelte della Giunta e non può così tutelare gli interessi della comunità che rappresenta? Così operando le nostre Province non fanno altro che quello di mantenere un esagerato stipendio a quei 30, 40 o 50 consiglieri che, senza protestare, accettano di veder ridicolizzato il proprio ruolo a quello di semplici spettatori della cosa pubblica. Tutti noi di conseguenza che del mondo dei “palazzi” non facciamo parte, da questi nostri burocrati provinciali, ammettiamolo, siamo soltanto considerati solo sudditi?

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