La Sicilia è l’isola delle contraddizioni: con otto miliardi di euro, è ai primi posti in Italia, per la spesa sanitaria, ma è anche la prima Regione per i viaggi della speranza, ed è nelle ultime file nelle classifiche per qualità dell’offerta sanitaria e sulle condizioni di salute dei cittadini.
Fra le tante stranezze della sanità siciliana, una di queste, si continua a consumare ancora oggi nel nostro Ospedale “Cutroni Zodda” di Barcellona, dove erano e sono a rischio di soppressione alcuni reparti. Precisamente proprio in questi giorni, si è dato corso ad un procedimento amministrativo finalizzato al trasferimento presso il presidio ospedaliero di Milazzo, così pure l’attività di Traumatologia dell’ospedale di Barcellona, mentre soltanto a Barcellona sarà assicurata soltanto un’attività ambulatoriale. Tale decisione si evidenzia ed è stata preannuncia già in una comunicazione spedita ai sindacati dal Direttore Generale Salvatore Giuffrida. Andando avanti su questo percorso, a Barcellona non avremo più un ospedale ma un solo e semplice polo ambulatoriale. Una strada intrapresa dal nostro Assessorato alla Sanità che sicuramente nella sua rimodulazione, porterà al progressivo depotenziamento e declassamento dell’ospedale di Barcellona. Queste scelte causeranno una situazione d’assistenza sanitaria sicuramente insufficiente, considerato anche il numeroso bacino di utenti di tutto il comprensorio di Barcellona. In una città con un vasto bacino d’utenti come Barcellona, sarebbe stato più opportuno invece potenziare e regolarizzare i reparti esistenti. A questo punto bisogna chiedersi: cosa faranno i nostri politici locali, regionali e nazionali per tutelare i diritti che vengono sempre più calpestati a danno di un’intera collettività? Quale futuro attenderà al Cutroni Zodda?
Oggi più che mai il cittadino comune anziano o disabile si sente solo ed indifeso, mentre questo Governo annuncia riduzioni alle spese, da assegnare allo Stato Sociale, e l’Assessore alla Sanità annuncia chiusure d’Ospedali e riduzioni dei posti letto per sanare un bilancio Sanitario disastroso, facendo pagare ai Cittadini e ai Lavoratori gli sprechi commessi nel tempo dalle nostre istituzioni sanitarie pubbliche. Il nuovo Piano Sanitario prevede il taglio di 2700 posti letto. Si parte da 64 strutture ospedaliere e si prevede la riduzione delle ASL a 9, su livello provinciale, con 20 ospedali a cui si aggiungono i 5 delle Aziende Ospedaliere; 15 ospedali saranno chiusi, di cui 8 riconvertiti in residenze per anziani (pubbliche?) ed i restanti 24 saranno indeboliti. In queste nuove scelte fatte dalla nostra Sanità Regionale, si va perdendo il principio della solidarietà, dell’assistenza, e si rischia di compromettere, sempre di più, la fiducia dei Cittadini nella Sanità Pubblica e quindi li induce a riprendere il viaggio della speranza verso il nord, con costi per tutta la comunità non sostenibili. Non condividiamo e non accettiamo il nuovo Piano Sanitario presentato dall’assessore alla Sanità, che per rientrare da un deficit indecoroso taglia posti letto (2.700) e chiude ospedali ( 15 di cui 8 da riconvertire), facendo pagare ai Lavoratori e ai Cittadini il prezzo più alto. L’organizzazione sanitaria della Sicilia, nel tempo, ha trasformato le cosiddette “aziende ospedaliere” in macchine mangiasoldi di spese pubbliche dove, prima che curare ed assistere gli ammalati, si è pensato soltanto: a forniture ben pagate per materiali spesso scadenti o difettosi, oppure si è pensato ad arricchire professionisti per incarichi legali che si potevano evitare ed anche ad edificare strutture sanitarie faraoniche o alle carriere dei nostri Direttori Sanitari o a quelli dei Direttori Generali. A leggere il bilancio della Regione, la Sanità in Sicilia, pubblica e privata, sembrerebbe che è e forse rimane, per certi versi, un grande business con soldi spesso spesi male.
In Sicilia pur esistendo strutture sanitarie d’eccellenza, non si riesce ad assicurare la normale routine, e in modo vergognoso, si fanno morire ragazzi spostandoli da un ospedale all’altro, scaricando dopo le proprie colpe ad altri. Mancano Infermieri, e i tanti di quelli in servizio sono sottoposti a contratti di precariato che durano ormai da decenni. Una situazione reale e drammatica quella degli infermieri per il loro futuro, L’Assessorato alla Sanità non gli offre nessuna sicurezza occupazionale, e questi sono costretti a turni pesanti e salti di riposo e di ferie. S’investe poco sul personale o per migliorare la qualità assistenziale! Sulla sanità siciliana bisogna, finalmente, parlare chiaro ed agire di conseguenza, ognuno per la responsabilità che gli compete, poiché se il governo ha fatto il bello e il cattivo tempo, in tutto questo come in altri campi, ciò è anche per la responsabilità di un’opposizione sterile, episodica, evanescente, e sicuramente non all’altezza della gravità del compito affidatole dall’elettorato. Ma si dirà in Sicilia abbiamo strutture d’eccellenza, è lecito chiedersi: a che serve l’eccellenza quando da noi non si riesce ad assicurare la normale routine? D’altra parte, l’eccellenza non è incompatibile con un moderno sistema sanitario che per essere efficiente e razionale dovrà essere liberato dalle grinfie dei partiti, ma anche dai baroni della sanità. Va riorganizzato e potenziato il 118 regionale, soprattutto tenendo conto che questa Regione ha un movimento continuo di turisti che dal mese di maggio a settembre toccano sommità altissime e questo servizio deve essere in grado di avere mezzi e strumentazioni adeguati, personale sanitario adeguato ed una idonea rete organizzativa tra ospedali e territorio. Per cambiare veramente e seriamente rotta e governare saggiamente ed adeguatamente ai tempi di oggi la Sanità in Sicilia fa bene ad abolire le troppe comode poltrone che sono spesso costose e inutili. L’Assessorato alla Sanità deve investire principalmente: sulla sicurezza delle strutture e sulla medicina territoriale e sul personale medico ed infermieristico, per abbattere le liste d’attesa, per potenziare la sanità pubblica e riqualificare gli ospedali, anche perché oggi, a ciascun Siciliano l’assistenza sanitaria, confessiamocelo, costa mediamente 1514 euro l’anno.
