Lo sviluppo in Italia procede a tre velocità. La “Casta” politica fa crescere sempre di più i propri privilegi a velocità costante, mentre nell’Italia del Nord e nel Centro, la velocità è media. Fanalino di coda, quasi su tutto, è il Meridione che va a ritroso e si muove a rilento.
La precarietà del lavoro non offre nessun futuro ai giovani.
Oggi, soprattutto nel meridione, la temporaneità del lavoro è collocabile tra le emergenze etiche e sociali, in grado di indebolire la stabilità della società e di comprometterne seriamente il suo futuro. L’insicurezza del lavoro non permette ai giovani di crearsi una famiglia, con la conseguenza che lo sviluppo autentico e completo della società è seriamente compromesso. La provvisorietà del lavoro frena nei giovani l’aspirazione che essi hanno per formarsi una famiglia. La denatalità è uno dei problemi dell’Italia (non si fanno figli perché si ha paura del futuro). In questa nostra epoca è sempre più difficile l’accesso al lavoro per le giovani generazioni: molti trovano occupazioni precarie e sottopagate. Sono anni che le riforme peggiorative del diritto del lavoro si ripercuotono su tutti gli aspetti della nostra esistenza, e non solo di quella di chi lavora: il peso si sente sulle pensioni, sul costo della vita, sulla possibilità di sostenere contemporaneamente l’affitto o il mutuo e le spese per gli studi dei propri figli, di curarsi adeguatamente e di ricevere una retribuzione se ci si ammala, e che fare poi se le malattie sono complesse, lunghe e costose? C’è precarietà del reddito, del lavoro, ma anche di qualsiasi progetto di futuro, come decidere di lasciare i genitori, intraprendere una vita adulta, metter su casa, avere dei figli! Anche chi ha un posto fisso, non sa più come arrivare a fine mese. E’ l’intero modello di società che si sta trasformando, proiettandoci in una specie di medioevo in cui non sono più garantiti né beni, né diritti, né un sapere comune. Oggi ognuno deve cavarsela come può, la cittadinanza rimane un concetto astratto, valido solo al momento del voto, mentre l’esercizio reale dei propri diritti è subordinato alle esigenze di chi offre lavoro, vende servizi, o anziché sviluppare la rete dei trasporti e pagare chi ci lavora, preferisce investire gli utili in bond e intascarne i profitti. Da anni le leggi subiscono trasformazioni in tutti i campi riducendo sempre più i diritti delle persone: i servizi, il sistema pensionistico, il diritto allo studio, alla salute, gli stessi diritti civili non sono più gli stessi di dieci o quindici anni fa. Ma le modifiche più rilevanti sono state fatte nel lavoro: diritto di sciopero limitato, precariato, salari al di sotto dell’inflazione “programmata” (vale a dire del costo reale della vita). Questo ha cambiato in peggio le condizioni di lavoro e di vita di milioni di uomini e di donne. La Legge 30 del 2003 (Legge Maroni o come molti volevano, Legge Biagi) doveva nelle intenzioni realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza nel mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani. I risultati della legge sono stati ben altri: mai come in questi anni si è intensificato il numero di lavoratori precari, legati alle aziende da svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Quelli che sulla carta si presentano come semplici “collaboratori”, in realtà nascondono veri e propri lavori sottopagati e subordinati. Nei giovani ci sono le risorse migliori, ma il contesto è avverso. Non sono una generazione malata, ma è la cultura politica e sociale degli adulti che fa sì che i giovani siano sfiduciati. Il delicato momento vissuto dal Paese rende ancora più forte l’esigenza di punti di riferimento autorevoli che i nostri politici devono intraprendere affinché il diritto al lavoro stabile, sicuro e dignitoso potrebbe anzi, dovrebbe essere l’unica strada da perseguire. Per il futuro dei nostri giovani senza un lavoro stabile, sicuro e dignitoso diventa difficile e mera ipocrisia da parte delle nostre istituzioni politiche parlare di bene comune.
La elevata pressione fiscale frena lo sviluppo e l’occupazione
Su ciascun italiano grava un peso tributario annuo (fatto di sole tasse, imposte e tributi) pari a quasi 7.800 euro (precisamente 7.777 euro). In Germania la quota pro capite, ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell’area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perchè i francesi versano una media di 8.053 euro di tasse allo Stato, ma sono ‘ricompensati’ con una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. Sempre in termini di spesa sociale i tedeschi ricevono, invece, 8.972 euro pro capite l’anno, mentre a noi italiani tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745 euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della Germania. Se la nostra attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, quella francese è positivo e pari a 2.441 euro. Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo (ovvero, sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa) pari a 28 euro pro capite. Questo, a conti fatti, è il quadro della situazione, quando mettiamo a confronto quanto hanno pagato di tasse nel 2007 i cittadini di Italia, Francia e Germania e quanto gli viene ritornato in termini di spesa sociale. La situazione è fortemente sconfortante perchè dimostra ancora una volta come pur alla presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non sono destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e che vivono ai margini della società. E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. Non c’ è giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. Bisogna tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica amministrazione per ridurre le imposte e razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutti gli altri Paesi europei.
La Casta politica promette e non mantiene!
E’ vero che la politica ha un costo e i cittadini devono pagarlo, ma non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo subire dai nostri politici una rapina. Non gli basta a costoro guadagnare mediamente 255 mila euro lordi l’anno! E a noi sembra ormai ora di mandarli a casa visto che a rappresentarci in Parlamento ci sono 1000 persone. Ovvero quasi lo stesso numero dei Parlamentari cinesi che però rappresentano 1 miliardo e 400 milioni di cittadini. La Politica, oggi, è la maggiore industria del nostro paese per fatturato e per addetti. Un record tutto italiano che produce potere e benessere per chi la pratica ma da poco o nulla ai cittadini. Visto che siamo noi a pagare e visto che è da noi che dovrebbero dipendere, perchè non proviamo a mandarli a casa? In soli tre anni i costi di Montecitorio sono aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse pubbliche di 92 milioni di euro. Cosa deve accadere, perché gli italiani capiscano? Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota di un miliardo di euro, cresceranno ancora fino a 1.032.670.000. per impennarsi ulteriormente nel 2009, fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. In soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l’irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006. Dall’altra parte l’allegra banda dei furbi e dei profittatori. Un ceto elettorale il nostro che spesso opera, a svantaggio di tutti i cittadini. Da noi, in Italia, i costi della politica salgono sempre di più. Ecco che oggi, senza se e senza ma, per risollevare veramente le sorti del nostro futuro e della nostra nazione per i danni causati dai nostri politici, vi è una sola strada da perseguire…