A chi attribuire le colpe in Sicilia?

 

Per snellire il sistema amministrativo, è opportuno e necessario dare la possibilità al sistema economico siciliano di procedere in maniera più rapida, per dare risposte certe e più immediate ai cittadini, senza le lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che sino ad oggi si è dimostrato improduttivo.

Del dissesto finanziario e territoriale di un’intera Regione come la Sicilia a chi bisogna attribuire le colpe? Le colpe degli sprechi e della elevata burocrazia, non partono da lontano, ma si moltiplicano e si ramificano soprattutto nel nostro territorio ad iniziare dalla Regione per arrivare alle Province e ai nostri Comuni. I nostri politici regionali si sono inventate ben 27 ATO in Sicilia, le quali hanno avuto solo il “merito” di triplicare i costi della gestione dei rifiuti.  Ciascuna delle 27 ATO  Siciliane ha un Consiglio di Amministrazione costituito da numerose poltrone di nomina politica la cui retribuzione in termini di indennità di carica, possiamo definirla, ironicamente, inversamente proporzionale alle rispettive attribuzioni di funzioni e di compiti. Essa è spaventosamente alta in rapporto al risultato reso ai cittadini. Per dare un’idea dei costi politici di queste ATO basti pensare che il solo Consiglio di Amministrazione di ciascuna di esse, è di circa 600 mila euro annui, il che moltiplicato per ventisette fa ben 16 milioni e duecentomila euro l’anno. Altro che incidenza irrilevante! Gli “ATO rifiuti” hanno prodotto soltanto enormi disagi e danni alla collettività. Che cosa dire ancora delle Province Siciliane che espressamente, sono abolite dall’articolo 15 del nostro Statuto della Regione Siciliana? Ma di fatto, nella nostra realtà attuale in contrasto con lo stesso nostro Statuto Regionale, alle Province sono assegnate ancora oggi alcune essenziali competenze pubbliche, quali la gestione delle strade provinciali, e di alcune scuole. Ma queste funzioni potrebbero, anzi dovrebbero nel rispetto del nostro Statuto Autonomistico vigente, essere svolte dai comuni ed in parte dalla Regione. Tra l’altro, a causa degli elevati costi della gestione delle stesse Province, sono assorbite quasi tutte le risorse loro assegnate per finalità spesso referenziali e meramente organizzative. Con l’aggravante quindi che anche quei pochi compiti istituzionali loro assegnati, sono gestiti con scarsissima efficacia. D’altra parte le inefficienze Provinciali sono sotto gli occhi di tutti: strade provinciali Siciliane devastate, esorbitanti costi degli affitti per molti licei scientifici, giacché le Province si dimostrano “incapaci” di costruire idonei plessi scolastici di proprietà pubblica. Perché allora, non si abrogano le Province Siciliane, passando le competenze ed il personale tecnico-amministrativo ai Comuni, eliminando così le annesse inutili “corazzate politiche” Provinciali costituite dall’esercito di consiglieri ed amministratori strapagati. Forse perché, si ritiene trascurabile anche il risparmio di altri circa 150 milioni annui di sole economie derivanti dal mancato pagamento delle indennità e prebende varie ai politici provinciali.

In cosa consiste l’autonomia propagandata dall’MPA se poi di fatto il “movimento”, non difende nemmeno, e talvolta lo disprezza persino, quello che dovrebbe essere il vero baluardo dell’autonomia regionale ossia lo Statuto Speciale Regionale? E’ il caso di rammentare agli “autonomisti” che lo Statuto Regionale prevede espressamente, all’art. 15, l’abrogazione in Sicilia delle Province. E cosa dire del Maac, consorzio che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato agroalimentare di Catania, continuerà a vivere? Il quale, fino ad oggi è costato 50 milioni di euro per quattro impiegati, mentre per ben cinque consiglieri d’amministrazione, 170 mila euro l’anno per l’incomodo. A Messina nel 1951, fu creato l’Eapm, l’ente porto che si sarebbe dovuto occupare di una zona franca. La zona franca non è mai nata. Ma la Regione però ha continuato ad elargire denari. Dove sono finiti? La Cape, cinque dipendenti e altrettanti amministratori, in tre anni ha concluso soltanto tre progetti. Adesso si attende che i 14 milioni di euro investiti producano qualcosa. Non è andata meglio nemmeno con la Sicilia patrimonio immobiliare, guidata da un presidente che guadagna 105.794 euro l’anno. Costituita nel 2006 per dismettere palazzi ed edifici della regione, non ha ancora venduto nemmeno un metro quadrato. Nell’elenco ci sono anche società che straripano di personale. La beni culturali in Sicilia con 1.099 dipendenti gestiscono molti siti archeologici siciliani, senza lesinare sugli organici come dimostrano i 23 custodi incaricati di sorvegliare Palazzo Mirto, a Palermo. E così via. In Sicilia urge modificare il sistema amministrativo, per eliminare le alte incidenze burocratiche della nostra pubblica amministrazione regionale e riordinare e potenziare il sistema delle autonomie locali. Anche perché, abbiamo bisogno di risparmiare sulla spesa pubblica per destinare risorse maggiori per lo sviluppo del nostro territorio. Un’eccessiva burocrazia costituisce un danno per le nostre attività economiche e produttive. Con pochi accorgimenti si otterrebbe un grande progresso verso il raggiungimento di un equilibrio finanziario regionale. Il tutto potrebbe realizzarsi senza alcuna minima sofferenza da parte della collettività, la quale, potrebbe addirittura godere oltre che delle economie, persino di significativi miglioramenti nell’efficienza dei servizi. Se questa via sarà perseguita, la nostra Sicilia, non dovrà aspettare molto per diventare una delle Regioni più ricche, più avanzate e rispettate del mondo. Ma ciò che mi preme rilevare in particolare è che molti obiettivi possono essere conseguiti in tempi rapidissimi e senza chiedere il permesso a nessuno, ma semplicemente utilizzando in maniera produttiva ed intelligente il nostro Statuto Speciale Regionale.  Statuto che una volta tanto dovrebbe essere utilizzato come formidabile strumento di emancipazione economica e politica della Sicilia, anziché come sino ad oggi è stato sfruttato soltanto come  elemento di appesantimento e di zavorra contro ogni mirabile iniziativa di progresso.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.