Puntare sul lavoro stabile!

Molte persone che si definiscono cristiane nella realtà spesse volte non lo sono! Somma ipocrisia di un certo cattolicesimo osservante che non è soltanto nella “doppiezza” di vita, bensì soprattutto nell’assenza di vera compassione verso gli altri.

Dal Vangelo di Matteo Gesù in alcuni versetti profetizzò in pieno la nostra epoca quando disse: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me e definì ipocriti chi faceva doni di misericordia con ostentazione, che pregavano e digiunavano per essere visti dagli uomini e criticavano il proprio fratello ma non facevano nulla per eliminare i loro difetti grossi come travi”. Oggi i professionisti dell’ipocrisia: nell’operare nel sociale, si muovono in tanta confusione e in tanta ipocrisia e da parte di alcuni, si confonde il sociale con il patrimoniale. L’ipocrisia di chi punta il dito, ma in fin dei conti, commette la stessa violenza quotidiana, o quantomeno ne gode dei frutti. Oggi i nostri professionisti che operano nella nostra società, i tanti sono interessati unicamente ai propri interessi, al proprio successo, al proprio benessere nel pieno disinteresse degli altri, anzi arrivano, a volte, addirittura a danneggiare gli altri!

Le azioni dei nostri politici non sono in armonia con le loro parole! Ancora una volta nel nostro scenario politico, il potere diviene fine e sesso e potere sono i mali che soprattutto, avvelenano la vita politica della nazione. Dilaga la povertà e l’Italia tra i Paesi industrializzati, è addirittura ultima per investimenti nei sistemi di protezione sociale. Oggi nella cultura di pensiero dei tanti, conta solo quello che è utile, tutto il resto non merita la loro reale attenzione. Ovviamente s’intende il concetto di utilità nella sua accezione di “ciò” da cui è possibile trarre un profitto. E la mia è un’anima sofferente, di uno spirito sconvolto nella realtà in cui vive per cose molto vicine a noi, aspetti del quotidiano che possiamo toccare con mano: l’ipocrisia, l’indifferenza, il disinteresse, la rassegnazione, la materialità, la ricerca del potere e del successo, la chiusura mentale, l’ignoranza, la disinformazione, la presunzione, la superbia, la prepotenza, e tutte le altre caratteristiche tipiche delle persone con le quali viviamo.

 Un paese, diviso tra le astrazioni della politica e la concretezza delle vite quotidiane, le vite di giovani, di disoccupati, di precari, di cassi integrati, di terremotati, di “consumatori” obbligati ad arie infette da discariche a cielo aperto e testimoni di un dissesto ambientale sempre più dilagante. Siamo entrati in una situazione di estrema fragilità sociale, perché è da quindici anni che vediamo la nostra economia in discesa e tutti gli indicatori sociali ci collocano quasi gli ultimi tra i paesi europei. Bisognerebbe mettersi in coda al banco dei pegni che proliferano nei nostri territori per assistere alla tragedia di chi impegna l’anello per tirare avanti. Una generazione dopo la fine dello sviluppo, cresciuta dentro l’orizzonte del declino, vittima sacrificale del mondo che gli è stato confezionato. Composta di giovani che conoscono un presente che è peggiore del passato e destinati a vivere peggio dei padri: giovani, che sperimentano sulla loro pelle la falsità della dominante narrazione del benessere, con il sorriso di Berlusconi.

M’indigno anch’io, comunque, nei confronti di una classe dirigente sorda davanti alla protesta. Mi indigno quando vedo dei ministri che inveiscono, pieni di rabbia contro uno studente che per una volta ha la possibilità di esprimere le proprie ragioni. Nella furia di alcuni nostri politici c’è violenza autentica: violenza di chi difende un proprio privilegio, di potere, di auto blu. La verità quella vera è una verità fatta di profondi e laceranti ingiustizie sociali. Produrre nella legalità non è facile in questa nostra terra! Eppure per risanare il territorio sotto l’aspetto etico e sociale, bisogna avviare al più presto un piano di risanamento economico, culturale e sociale il quale dovrebbe concorrere a fatti concreti per risanare il tutto. Ho voglia di coerenza; ho desiderio di un futuro migliore! Basta con la politica dell’utilitarismo condito di edonismo! Basta con l’ipocrita e il trasformismo delle idee!

Basta con il mercimonio dell’intelletto! Bisogna desiderare una politica migliore! Che non sperperi soldi a pioggia a enti o associazioni che fanno e servono ben poco per far crescere il paese nello sviluppo economico e occupazionale come avviene nelle Regioni più evoluti d’Italia, la nostra Amministrazione Comunale (con interventi – che facciano capo all’Assessorato alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione) e la Camera di Commercio, dovrebbero veramente sostenere l’occupazione puntando sul lavoro, sulle piccole e medie imprese, sulla formazione, sull’accesso al credito e incentivi alle imprese e agli imprenditori, sostegno degli artigiani con fondi stanziati dal Comune e dalla Camera di Commercio. Con l’obiettivo, di sostenere concretamente il lavoro, l’occupazione e le piccole imprese, concentrando l’attenzione sulle difficoltà che oggi pesantemente investono gli imprenditori, favorendo la costituzione di Fondi di garanzia e servizi accessori al microcredito. Perché un momento economico difficile come quello che stiamo attraversando il capitale umano presente nel nostro territorio, soprattutto quello più giovane, paga il conto dell’instabilità economica.

Oggi le classi privilegiate nel nostro scenario nazionale sono: i politici, la chiesa, i sindacati, i patronati e le associazioni e i tanti professionisti che operano nel settore pubblico, come banche e strutture ospedaliere. Per il comune cittadino e per il futuro dei nostri giovani si crea soltanto lavoro precario oppure gli si concede qualche miserevole “borsa di lavoro” e niente di più! In queste circostanze diventa decisivo cambiare percorso e puntare nello sviluppo del lavoro stabile, nella consapevolezza che sarà proprio il capitale umano, la leva da cui far ripartire la competitività delle nostre imprese. L’Amministrazione Comunale e la Camera di Commercio hanno l’obbligo di stare vicino a chi crea lavoro, a chi produce, a chi assume, a chi lavora, a chi fa impresa, a chi fa innovazione e ricerca, a chi si apre ai nuovi mercati. Basta con i miserevoli sostegni di solo lavoro provvisorio! Oppure la nostra sarà, per i nostri giovani, una generazione a futuro zero, questo è il vero dramma che predomina oggi nel nostro panorama sociale e occupazionale. Per uscire da questa situazione penosa e risalire da questo disagio sociale occorre…

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