Nella manovra di Mario Monti manca l’equità
La situazione economica del Paese e dell’Europa è davvero drammatica, siamo a un rischio fallimento! ma proprio per questo, accanto al rigore e sacrifici necessari, c’è bisogno di una vera equità!
La povera gente da questa manovra sarà massacrata e soprattutto il cittadino del ceto medio sarà ancora oggi la vacca da mungere. Questa manovra è una musica già sentita negli ultimi 40 anni, ci dicono che servono sacrifici e che i conti saranno sanati. Dal 1986 a oggi, abbiamo avuto una manovra l’anno e il debito pubblico non è stato mai sanato, perché le manovre quando non toccano i sacrifici di tutti non servono a nulla! Mettere in campo una manovra centrata su un aumento di tasse, in un Paese che già vanta il triste record della pressione fiscale, è un errore drammatico, e avrà solo un effetto depressivo e recessivo, con gravi conseguenze per le famiglie e le imprese. Non è questo ciò di cui l’Italia ha bisogno perché, questa manovra ricolma massimamente di tasse e imposte, è priva di misure per lo sviluppo. E’ troppo facile far quadrare i conti pubblici tartassando soltanto poveri cittadini. Sulle pensioni, settore che ha già pagato prezzi salati negli anni precedenti, non può gravare il peso prevalente. Il concertato disposto di allungamento dell’età per ottenere l’assegno della pensione, penalizzazioni per chi non ha almeno 63 anni di età e la notevole decurtazione delle indicizzazioni che fa salve soltanto le pensioni minime, colpisce in modo pesante e indistinto soprattutto le pensioni medie basse. La decisione di reintrodurre l’Ici sulla prima casa, soprattutto quando è l’unica, gli aumenti dell’Irpef, diciamocelo non saranno solo quelli usciti dal governo perché anche Comuni e Regioni potranno modificarne i parametri. E per rendersi conto degli effetti reali sulle famiglie italiane, non bisogna dimenticare quanto già deciso e varato dal governo Berlusconi in termini di aumento sulla benzina, reintroduzione di ticket sanitari, oltre al peso delle bollette energetiche ci portano: a una batosta da 2.458 euro l’anno. All’Italia servono tagli sulla spesa pubblica, non nuove tasse. Eppure neanche il Governo Monti ha deciso in questo senso, ritengo che alcune delle misure possano essere modificate. Penso al blocco dell’indicizzazione delle pensioni che rischia di avere conseguenze gravi, ed anche ad una più rigorosa tracciabilità del denaro. E più in generale bisogna dare segnali chiari che a pagare sia chi ha di più, non tanto chi già paga le tasse ma chi fino a oggi non le ha pagate, intervenendo sui grandi patrimoni. I sacrifici che sono richiesti debbano essere ripartiti con maggiore equilibrio e maggiore attenzione alle condizioni reali delle famiglie. Il rigore non è a senso unico. Ben poco si vede sul fronte della lotta all’evasione fiscale, e ben poco sarebbe previsto per tassare non il lavoro ma i patrimoni e le rendite finanziarie. Così come non si può ritenere credibile che lo stimolo alla crescita risieda nella diminuzione dell’Irap, nella liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, nel credito d’imposta sulla ricerca o sul 55% per l’efficienza energetica. Si tratta di briciole davanti alle stime dell’Ocse sull’Italia che prevedono una recessione già nel 2012. La gente attende dei correttivi e che nella manovra, ci sia un indispensabile equilibrio degli interventi. Monti deve seguire due cardini importanti: equità e sviluppo, quindi tutela della fasce più deboli e rilancio del settore delle piccole e medie imprese, altrimenti il rischio è di non riagganciare l’Italia al treno del superamento della crisi e a quello della crescita, con il conseguente drammatico urto contro il muro della recessione. La manovra per essere veramente equa deve contenere grandi elementi di discontinuità rispetto al recente passato. Proporre misure urgenti, per tagliare gli enormi sprechi dell’apparato statale e per dare una nettissima sforbiciata ai costi della politica. La priorità della manovra deve puntare anche e soprattutto a una serrata lotta all’evasione, elemento essenziale di giustizia sociale e riequilibrio economico. Nella manovra non c’è nessuna misura a favore delle imprese, soprattutto quando hanno bisogno di un sostegno per attraversare un periodo limitato di crisi. Invece la manovra di Mario Monti è incompleta e sbilanciata ed è ingannevole. Rigore, equità e crescita sono i tre principi che Mario Monti aveva indicato quali pilastri su cui basare le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c’è molto rigore, forse troppo. Manca l’equità. E soprattutto pochissima crescita. Il pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa è legittimo nutrire non pochi dubbi. Viene da domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli previsti e mirati ad accrescere il potenziale di crescita della nostra economia, in linea con quanto i mercati ci chiedono da tempo. Rimborsi elettorali ai partiti, il taglio che Monti ha dimenticato! Il compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni potenziale elettore – circa 5 euro a testa – sono il vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere per dare il buon esempio. Vitalizi e numero dei parlamentari, infatti, sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti (anche quelli che non entrano in parlamento), ad ogni tornata elettorale. Nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni 819mila 044 euro: 200.819.044 euro, per dirla in cifre. Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro. Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non sono neanche entrati in Parlamento o che – addirittura hanno solo cambiato nome. Tra tanti tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di risparmiare fin da subito diverse centinaia di milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento non l’avrebbe mai votato. La mannaia ancora una volta colpisce chi ha sempre pagato e non chi non ha mai pagato. Non si può chiedere di più a chi ha sempre fatto la sua parte e dato il proprio contributo. Ecco che per tutti i motivi sopra elencati nella manovra, non si vedono quei profili di equità sociale tanto sbandierati dal Mario Monti e che era ed è indispensabile per chiedere a tutti i necessari sacrifici. La manovra proposta nel presente è la prova innegabile che sia un altro inganno, che viene consumato dalla nostra classe politica, a danno dell’Italia e degli italiani.
