Pensando ad Attilio Manca…

E prendendo ispirazioni da alcune meditazioni che lui faceva sulla vita si può ben sostenere che Attilio Manca navigando nei mari burrascosi del nostro mondo, nelle sue riflessioni esistenziali così si raccontava: “Nel mutevole silenzio del bosco è la mi vita. Dalle basse finestre della mia camera il mio compito è di ascoltare: un fruscio di erba mossa. Uno stormire di foglie, un gocciolio di rugiada; e di ricordare… Ma ciascuno di questi suoni è solo un indizio… E con gli occhi socchiusi vedo le ombre della mia infanzia, il tramestio delle donne al lavoro. Sono gli attimi di passato che la mia memoria ormai logora ruba all’oblio. Fiammelle che ardano rapide. Ma questi piccoli fuochi sono il mio fuoco. Ora, che con difficoltà sollevo la penna per affidare alle carte quello che sono stato, mi sostento della mia vita passata. E dalla nebbia odo le voci di quelli che furono i miei compagni, di quelli che furono i miei amori. In questo continuo divagare si succedono gli episodi che hanno costituito la mia vita e che mi sopravvivranno, incollati in qualche mucchio di terra. Per adesso è compito mio: sono io che con il mio pensiero tengo in vita la gente che ha incrociato la mia. Oggi sono con i bambini della mia strada, poi ascolto una giornata della mia sposa, infine è la volta dei passanti che si affollano per un brandello di vita. In verità tento un’equa distribuzione dei miei ricordi, e attendo. Che il prossimo prenda il mio posto. Leggo sui tronchi di questo bosco, i solchi scavati dal tempo, che conservono e narrano le loro storie, simili ai segni profondi che la vita ha disegnato sul mio viso”.

L’Ipocrisia e la falsità possiedono tante facce, ma la verità ne possiede una soltanto: la genuinità e la purezza d’animo che era la sorgente di vita dove molto spesso il giovane Attilio Manca andava a ristorare la sua nobile spiritualità interiore. Personalmente sul silenzio e l’assenza dei molti uomini che contano nella nostra città alla commemorazione del 12 febbraio dell’amico Attilio Manca, non voglio giudicare nessuno, perché le colpe partono soprattutto dall’alto e da lontano. Ma certamente desidero esprimere alcune mie considerazioni e la mia sentita compartecipazione al dolore della famiglia Manca per la morte, per mano omicida, avvenuta il 12 febbraio 2004, del giovane urologo Attilio Manca. Che innegabilmente l’unica colpa che gli si poteva addebitare (se di colpa si poteva parlare) è quella di averci dimostrato, nei fatti concreti, che ognuno di noi nel proprio lavoro se ci mette passione, dedizione e umiltà può raggiungere determinati traguardi anche senza l’aiuto di nessuno. Intraprendere il cammino sulla via della medicina e della ricerca che è irto di difficoltà, perché tutti sappiamo che anche in questo settore esistono le cosiddette “Caste”. Eppure lo sfortunato amico Attilio Manca era riuscito a raggiungere un ottimo livello di successo e di notorietà nel suo settore. Personalmente già conoscevo e frequentavo Attilio Manca sin dai tempi in cui era giovane studente liceale e perdeva parte del suo tempo libero per favorire un amico elaborando programmi nei vari linguaggi di programmazione. Personalmente anche io mi sono valso spesso del suo aiuto anche per l’ideazione di un programma di elaborazione statistica per “l’enalotto” che ancora conservo. Tutto questo è ricordato per sostenere che Attilio Manca sin da giovanissimo già manifestava a quella età le sue elevate qualità di capacità intellettive e di disponibilità verso il prossimo e gli amici. Virtù personali che nell’animo dei giovani di oggi, purtroppo, sono in continua estinzione.

Per colpa soprattutto di uno Stato che spesso non ci offre un buon esempio e spesso non premia i migliori, ma favorisce i peggiori. Uno Stato che è presente quasi sempre per colpire i più deboli, ma che persegue il fine di ingrassare sempre di più i potenti e i prepotenti. Uno Stato che detiene il monopolio del “gratta e vinci” e che consente il moltiplicarsi di tanti giuochi-scommesse, di macchine elettroniche “mangia soldi” ecc. ecc…, che portano alla rovina di molte famiglie e soprattutto dei giovani. Uno Stato che consente a molti politici di candidarsi pur essendo che gli stessi soggetti sono stati condannati dalla giustizia con sentenze passati ingiudicato per delitti disonorevoli. Uno Stato che spesso non previene e non colpisce adeguatamente le grosse società che per accumulare il massimo profitto spendono pochissimo sulla sicurezza dei lavoratori nei loro posti di lavoro. Uno Stato che spesso non previene e non colpisce adeguatamente quei medici, che nelle strutture ospedaliere sono causa di una malasanitò che produce morte. Uno Stato che spesso non previene e non colpisce adeguatamente i dirigenti delle strutture sanitarie che in Italia oggi versano in cattive condizioni sotto l’aspetto igienico e sanitario. Uno Stato che non garantisce il diritto di una vita dignitosa a tanta gente che vive ai margini della nostra cosiddetta “società civile”. Uno Stato che ci tartassa di tasse da pagare penalizzando anche l’imprenditoria giovanile. Uno Stato che penalizza la nostra Sicilia, dove i tanti giovani per trovare occupazione sono costretti ad emigrare vero il Nord Italia.  Oppure costretti a vivere ai margini della società fornendo manovalanza al crimine. Tanto è vero, diciamocelo, che il crimine prospera soprattutto dove emerge la disoccupazione e il sottosviluppo dell’economia. Io non penso che i tanti che seguono il crimine, preferiscono vendere il proprio futuro in una vita di galera o di pericolo. Spesso nei tanti, è la disperazione che li porta a sbagliare. Molti di questi giovani potrebbero essere recuperati e inseriti nuovamente nella nostra società, se gli si offre un futuro migliore.

Tutto questo per sostenere che i problemi e il decadimento di Barcellona vengono, soprattutto, da lontano. A partire da Roma dove risiedono le nostre strutture nazionali per arrivare poi a Palermo dove risiedono le nostre strutture regionali. Tra Roma e Palermo la nostra classe politica già da troppo tempo utilizza e abusa, in nome e per conto del “Popolo Italiano”. Uno Stato che toglie credibilità e onorabilità a tutta una nazione e soprattutto alla nostra Sicilia di fronte alla maggior parte dei paesi facente parte dell’unione europea. Uno Stato il nostro che non difende e protegge degnamente, spesso, l‘onorabilità ed il ricordo dei suoi uomini migliori, nel passato recente e nel presente, vi sono tanti esempi di negatività in tal senso.  Tutto ciò, purtroppo, nel suo piccolo, si ripercuote in negativo anche sulla nostra città. La gente è sfiduciata, la gente soffre, patisce e sopporta in silenzio il decadimento della nostra città e delle città del nostro meridione. Ecco che in tali circostanze di voluta insufficienza: i tanti politici, i tanti operatori di cultura, le diverse associazioni, le diverse sigle dei sindacati, le diverse sigle dei patronati ed altri, spesso nel loro operare agiscono quasi alla stessa maniera dei tanti nostri governanti nazionali e regionali. Attilio Manca nella sua vita per le sue capacità professionali e umane ha saputo offrirci invece un luminoso esempio di positività. Ecco che il mio desiderio di amico di Attilio Manca, è quello che gli uomini che rappresentano lo “Stato” nei diversi settori istituzionali di loro competenza, perseguano una cultura ed un pensiero che operi in sintonia con gli interessi della gente, dove i diritti e doveri debbono essere elargiti in misura conveniente per tutti e la giustizia va resa a tutti e soprattutto ai suoi uomini migliori. Se lo Stato volterà pagina, veramente, e inizierà a seguire il giusto cammino, con molta probabilità, forse, si potrà giungere anche a scoprire la verità, sul deplorevole delitto del nostro concittadino Attilio Manca, e rendere la doverosa giustizia ai genitori che non chiedono vendetta ma semplicemente di conoscere la verità.

Santi Fugazzotto

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